Lettera aperta a Beppe Grillo

Lettera aperta a Beppe Grillo
Al Sottosegretario di Stato al Ministero per i Beni e le attività Culturali On. Gianluca Vacca
Al Consigliere comunale e esponente Associazione Rousseau Enrica Sabatini

Di fronte a tanta ignoranza e insensibilità dovremmo scegliere il silenzio, perché talvolta il vuoto che si cela dietro alcune persone è incolmabile.
Ma non possiamo rimanere indifferenti di fronte all’eco delle parole di una persona che ha il privilegio di parlare alle folle, di fronte all’effetto che queste parole possono creare nella gente che ascolta “ridendo” il suo sproloquio.
La satira dovrebbe interrompersi dove inizia la sofferenza o dove lo sforzo di chi vive una condizione diversa dai più, viene ridicolizzato .
Un personaggio pubblico dovrebbe ben riflettere prima di parlare di persone che nella maggior parte dei casi vengono messe agli angoli della società e discriminate, la politica stessa dovrebbe fermamente e ufficialmente prendere le distanze da una posizione così indegna e discriminatoria soprattutto dell’autismo che ricordiamo non è una malattia ma una condizione di neurodiversità.
Molto spesso, nei casi più gravi, le persone autistiche e le loro famiglie devono combattere anche altre situazioni (ritardo mentale, epilessia, ansia) e non hanno bisogno di un atteggiamento irrisorio e ignorante per far parlare di sé.
Grillo ne ha avuto bisogno e non merita neanche un minuto del nostro tempo, non merita neanche un minuto delle esperienze di queste persone. Meriterebbe piuttosto di capire che se esiste un pensiero deviato e malato è solamente il suo.
L’ignoranza ha sempre un audience molto grande, ma stavolta siamo certi che le associazioni di self advocacy delle persone autistiche e quelle dei familiari alzeranno un coro di protesta, sperando che invece di animare le piazze, personaggi del genere rianimino la propria cultura e il proprio senso civico.
Si chiama altrimenti involuzione culturale; significa gettare al vento con una frase anni e anni di battaglie per l’inclusione sociale della diversità, significa stigmatizzare, isolare, deridere persone che si battono ogni giorno per trovare il proprio spazio nel mondo.
L’unica parola possibile è VERGOGNA!

IL PRESIDENTE ASSOCIAZIONE CARROZZINE DETERMINATE ABRUZZO
CLAUDIO FERRANTE

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